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L'accordo di libero scambio tra Ue e India. Conversazione con Silvana Paruolo

16-02-2026 12:41

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L'accordo di libero scambio tra Ue e India. Conversazione con Silvana Paruolo

Antonio De Chiara a colloquio con l'analista delle politiche europee, per anni funzionario a Parigi all'Assemblea dell'Unione dell'Europa Occidentale (UEO)

Intervista/conversazione di Antonio De Chiara a Silvana Paruolo

Antonio De Chiara – Silvana Paruolo, perché l’Accordo commerciale tra Ue e India è particolarmente importante?
Silvana Paruolo – Questo Accordo (le cui trattative sono state inaugurate nel 2007) è stato concluso il 27 gennaio 2026, a New Delhi - con l’obiettivo di incrementare gli scambi di beni e servizi, ridurre dazi e barriere, e rafforzare la cooperazione economica e politica - dopo vari stop, in un momento storico in cui il commercio globale è sempre più plasmato dalle tensioni geopolitiche. A favorire la firma dell’intesa hanno contribuito il ritorno dei dazi statunitensi e la crescente concorrenza dei beni cinesi a basso costo. E merita di essere celebrato come un traguardo, anche se per ora è più limitato di quanto ci si aspettasse (tra altro non include ancora capitoli su appalti pubblici e investimenti).
L’Accordo dà vita a un mercato integrato di 2 miliardi di persone. Ma non è importante solo per la sua dimensione economica. E’ anche un segnale di fiducia, reciproca, - tra due dei principali attori strategici globali. E del loro impegno a favore di un commercio fondato su regole condivise.
Conferma quindi anche la capacità del Nord globale e del Sud globale di cooperare su regole comuni per gli scamb; e che la cooperazione basata su regole continua a dare risultati importanti. 
Nel definirlo come la “madre di tutti gli accordi“ von der Leyen ha sottolineato come esso rappresenti l’inizio di una relazione strategica - tra il blocco comunitario e il Paese asiatico -
 destinata a rafforzarsi nel tempo.  Il primo ministro indiano Narendra Modi lo ha definito “storico”, nonché “il più grande accordo di libero scambio dell’India. Il commissario europeo al Commercio,
Maroš Šefčovič, ha affermato che l'accordo dimostra che "il commercio win-win esiste”. Ora c’è da preparare il testo giuridico e la ratifica da parte dei parlamenti, indiano ed europeo.
Antonio De ChiaraCosa cambierà?
Silvana Paruolo - Per gli esportatori europei, la Commissione stima risparmi fino a 4 miliardi di euro l'anno in dazi doganali, risorse che potranno essere reinvestite in produzione, salari, o prezzi
più bassi per i consumatori.
Per l’India, settori esportatori ad alta intensità di manodopera, come tessile, abbigliamento, prodotti ittici, articoli in pelle, gemme e gioielli, beneficeranno di un accesso immediato al mercato europeo
a dazio zero con l’entrata in vigore dell’accordo. Per l’UE, i settori che godranno di un accesso più ampio al mercato indiano saranno automobili e parti, vino, superalcolici, birra, alimenti processati,
macchinari e cosmetici. In alcuni comparti la riduzione tariffaria avverrà gradualmente per consentire ai produttori nazionali di adattarsi alla concorrenza delle importazioni di stessi beni.  Alla luce delle contestazioni suscitate dall’accordo Ue Mercosur l’Accordo definisce delle rispettive “linee rosse” negoziali per la salvaguardia dei settori agricoli sensibili.
Per l’UE, infatti, zucchero, riso, grano, carne bovina e pollame restano protetti da dazi, e altrettanto accade in India, dove rimangono protetti lattiero-caseario, cereali e pollame.  Entrambe le parti prevedono benefici significativi dall’espansione del commercio di servizi.

Antonio De Chiara - L’Accordo prevede regole anche a favore della lotta dei cambiamenti climatitici?
Silvana Paruolo – Sì. L’Accordo dedica un Capitolo a sostenibilità, ambiente e cambiamenti climatici, che mira a migliorare la protezione dell'ambiente, la protezione dei diritti dei lavoratori  e
l'emancipazione delle donne. E fornisce una piattaforma per il dialogo e la cooperazione sulle questioni ambientali e climatiche legate al commercio. Non è chiaro se le leggi indiane sulla protezione dei dati siano allineate al Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR) e se l’India possa essere trattata come un “territorio sicuro” per i dati. Ma l’assenza di qualsiasi riferimento al CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism) suggerisce che le esportazioni
indiane sensibili a questo meccanismo continueranno a essere tassate alle frontiere dell’UE.
L’Unione europea ha obiettivi di riduzione delle emissioni ambiziosi, e normative come il CBAM.
L’India - pur con target di energia rinnovabile e net-zero al 2070 (secondo gli impegni per il clima) - è ancora alle prese con la dipendenza dal carbone e con una crescita economica rapida. Questo
accordo collega commercio e clima in modo più articolato rispetto ai trattati tradizionali, cercando di usare la cooperazione commerciale come leva per la transizione verde. Non prevede nessuna
deroga al regime CBAM.
Ma include - nell’intesa - cooperazione tecnica su CBAM e dialogo su standard di carbon. Inoltre, l'UE e l'India firmeranno un Memorandum d'intesa che intende istituire una piattaforma UE-India per la cooperazione e il sostegno in materia di azione per il clima, da lanciare nella prima metà del 2026. E, fatte salve le norme e le procedure finanziarie e di bilancio dell'UE, è previsto un sostegno
dell'UE di 500 milioni di euro nei prossimi due anni per sostenere gli sforzi dell'India volti a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e accelerare la sua trasformazione industriale sostenibile a lungo
termine.
L’accordo è quindi importante non solo per il commercio, ma perché può diventare una piattaforma più ampia di cooperazione per la decarbonizzazione e la sostenibilità, con implicazioni a livello
globale.
Antonio De Chiara Sono previste regole anche per tutelare i diritti dei lavoratori?
Silvana Paruolo – Sì. Ue e India riconoscono la necessità di un commercio che rispetti standard sociali e ambientali. Gà prima della firma del 2026 c’era chi giustamente sottolineava che - senza
forti meccanismi di applicazione - certe clausole sui diritti lavorativi rischiano di rimanere “deboli” o poco enforceable ( anche) rispetto agli standard richiesti dall’UE in altri accordi. Ora, nell’Accordo commerciale tra Ue e India, c’è un capitolo dedicato alla protezione dei lavoratori, ma la forza legale e le penalità effettive (cioè se un paese viola tali impegni) non sono così rigide come vorrebbero alcune associazioni sindacali o ONG.
L’inclusione di clausole su diritti dei lavoratori e sostenibilità potrebbe aiutare gli indiani a migliorare standard di lavoro nei settori collegati all’export e alle supply chains internazionali e promuovere un dialogo continuo UE-India su ambiente e lavoro. Ma analisti e ONG hanno
espresso dubbi su quanto siano vincolanti ed efficaci queste disposizioni. E c’è anche chi si chiede quanto effettivamente questi impegni influenzeranno le condizioni di lavoro nei fatti, dato che
alcune disposizioni dipendono dalla volontà politica e dalla pressione sociale, più che da sanzioni automatiche.
Inoltre, alcuni commentatori e lavoratori in settori come tecnologia e servizi temono che l’Accordo — facilitando maggiore accesso reciproco ai mercati dei servizi e una più ampia mobilità professionale — possa aumentare la competizione con lavoratori indiani, dove i costi del lavoro sono generalmente più bassi. Ma altri fanno notare che si tratta di un Accordo che include alcune facilitazioni solo per figure altamente qualificate, e per scambi professionali nelle imprese transnazionali.
Con debita attenzione da parte di tutti, questo accordo può essere - anche - uno strumento per un benessere generalizzato, in India e in Europa.


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