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L'Accordo Ue-Mercosur rinviato alla Corte di giustizia. Soft power multilateralista e riserve dei Sindacati

30-01-2026 23:09

Europolitiche

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L'Accordo Ue-Mercosur rinviato alla Corte di giustizia. Soft power multilateralista e riserve dei Sindacati

Intervista a Silvana Paruolo, Senior analyst consulente di politiche UE e internazionali, già Funzionario UEO a Parigi e Area politiche UE e internazionali CGIL

Intervista di Antonio De Chiara a Silvana Paruolo
30 gennaio 2026
 

Antonio De Chiara - Il Parlamento europeo, con 334 voti a favore 324 contrari e 11 astenuti, ha chiesto di rinviare il 21 gennaio il testo dell'Accordo commerciale Ue-Mercosur alla Corte di giustizia
dell'Unione europea - per un parere legale, prima di procedere alla ratifica definitiva. E ora? E’ opportuna una sua applicazione provvisoria in attesa della ratifica finale?
 

Silvana Paruolo - A questo punto, la Corte dovrà esaminare la base giuridica dell’accordo commerciale interinale (Ita) e dell’accordo di partenariato (Empa) tra l’Ue e il Mercosur. Ma il rinvio davanti alla Corte di giustizia comunitaria (nella foto in basso) non impedisce l’applicazione provvisoria dell’intesa, così come è stata decisa all’inizio di gennaio dal Consiglio. Peraltro, non è la prima volta che ciò accade (in passato, sul Trattato economico con il Canada - noto con l’acronimo inglese CETA - il governo belga ha chiesto un parere alla Corte).

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Dopo la prima ratifica da parte di uno dei quattro paesi sudamericani partecipanti (nella foto in basso le bandiere dei quattro Paesi sudamericani con quella dell'Unione europea), la Commissione europea ne può, immediatamente, decidere, l’applicazione provvisoria. E, a mio avviso – alla luce dell’attuale contesto internazionale - questo è più che opportuno. Nell’attuale caos globale - e con un’Europa accerchiata da conflitti armati, guerre commerciali, e altri attori mondiali che si muovono con una velocità imprevista - l’Europa comune va indirizzata su una rotta sicura. Dopo l'asimmetrico Accordo commerciale Ue-Usa (frutto delle preoccupazioni europee per la difesa dell’Europa e del freno tirato da von der Leyen e da alcuni governi) cui il Parlamento europeo ha di recente chiesto di porre uno stop , c’è da capire che, per evitare un Far West globale e dannose guerre commerciali, la rete Ue di Accordi di libero scambio - su costante pressione di sindacati e società civile sempre più attenti, così come devono essere, anche al rispetto dei diritti umani, dei lavoratori e dell’ambiente - è uno strumento, sia per espandere il soft power dell’Unione a livello globale, sia per un ritorno ad un sano multilateralismo. Il modo migliore per fare geopolitica è far fare alla Commissione - sotto un controllo democratico - ciò che i trattati le hanno attribuito: la politica commerciale. E il raggiunto Accordo Ue-India è un indubbio grande successo nella giusta direzione. Tornando a Ue-Mercosur, prima del 17 gennaio 2026, a favore dei diritti umani e degli agricoltori, sono stati introdotti degli aggiustamenti e tutele.

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Antonio De Chiara - Eppure sindacati e associazioni di rappresentanza hanno accolto positivamente la decisione di richiedere un parere giuridico alla Corte di giustizia, prima della sua
definitiva entrata in vigore. Perchè?
 

Silvana Paruolo - Su questa problematica mi sono soffermata anche nel mio ultimo libro del 2021.
Di certo, alla base di questa accoglienza positiva, ci sono riserve su come i negoziati sono stati gestiti dalla Commissione europea; timori di dumping sociale e concorrenza sleale e la speranza che il rinvio porti ad ulteriori miglioramenti; dubbi se l’accordo possa limitare la capacità dell’UE di adottare future norme in materia ambientale, di protezione dei consumatori o standard sanitari; perplessità. Ne facciamo una breve carrellata? "Strasburgo deve andare avanti sulle norme sulla reciprocità che impediscono l’ingresso in Europa di prodotti che non rispettano le stesse regole, da qualsiasi Paese provengano” (Coldiretti). Perplessità sul “testo che non riconosce il principio di reciprocità sul piano sociale e non contribuisce a migliorare gli standard del lavoro nei paesi del Mercosur. Ancora una volta ribadiamo che tutte le merci che entrano in Europa devono essere prodotte nel rispetto degli stessi standard sociali, ambientali e produttivi osservati dagli agricoltori Ue. Gli accordi di libero scambio devono rappresentare l’occasione per innalzare gli standard di qualità del lavoro” (Uila) “Sebbene non ad ampia maggioranza, il voto odierno fornisce uno spazio di pressione importante perché si garantiscano vera reciprocità, controlli ferrei e clausole di salvaguardia automatiche. Siamo pronti al confronto su questi nodi per noi dirimenti a tutela degli agricoltori e
dei cittadini europei, in termini di competitività produttiva e di standard sanitaria e ambientale che devono essere i medesimi imposti ai produttori e agli allevatori europei"  (Cia-Agricoltori Italiani).

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Soddisfazione anche dal mondo sindacale (nella foto in alto una manifestazione dei sindacati europei ETUC): “L’idea che si possa aprire al più grande mercato di libero scambio del pianeta senza garanzie di standard sulla qualità del lavoro e dei prodotti condivisi, come quelle richieste peraltro dalla Confederazione sindacale europea (Ces) e dalla Federazione europea dei sindacati alimentari, agricoli e turistici (Effat), è inaccettabile. Il voto di oggi dimostra una profonda spaccatura tra la Commissione europea e il Parlamento, che siamo contenti sia riuscito a rappresentare la contrarietà del mondo del lavoro ad un accordo figlio di venticinque anni di trattativa secretata e da cui il mondo sindacale è stato sostanzialmente escluso”(Cgil e Flai).


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