E' uscito il 17 Giugno scorso ed è già in vetta a tutte le classifiche di vendita il libro di Roberto Benigni edito da Einaudi dal titolo "Il Sogno. L'Europa s'è desta!", scritto insieme al saggista Michele Ballerin e all'autore televisivo Stefano Andreoli. Il volume è il frutto dell'ultimo spettacolo dell'autore, tenutosi con grande successo di pubblico su Rai 1 in Eurovisione, nel marzo scorso. Esso ripercorre la storia dell'Unione Europea, tracciandone le tappe principali, con un linguaggio molto discorsivo e appassionato, sulle orme del monologo teatrale, qui aggiornato e approfondito con ulteriori contenuti storici che per ragioni di tempi televisivi erano stati tagliati.
Il libro ha l'obiettivo, molto ambizioso, di spiegare in modo divulgativo come si è giunti all'Europa di oggi e di appassionare il lettore nel comprendere il funzionamento delle Istituzioni Europee e certi luoghi comuni che le rendono talvolta distanti e lontane dalla vita dei cittadini, nel linguaggio comune. Sfida perfettamente riuscita, grazie a un lavoro di squadra tra gli autori che si percepisce armonico, restituendoci un testo appassionato, una prosa poetica a tratti commovente, che è al tempo stesso di semplice comprensione ma anche molto colto e ricco di riferimenti e di rimandi storici, utili anche ai lettori più esperti della materia.
Un testo necessario, viene da dire, di cui si sentiva la mancanza, perchè nella sovrabbondanza di informazioni attuale sull'Europa e, spesso in modo strumentale, sui suoi malfunzionamenti, esso si propone come una profonda operazione di carattere culturale e di educazione civica. Sì, perché tutti parlano di Europa, ma nessuno, a parte gli addetti ai lavori, ne conosce la storia, il funzionamento, le opportunità. Quante volte abbiamo sentito dire, per esempio, frasi iconiche e al tempo stesso fuorvianti come "ce lo chiede l'Europa"? Ecco, questa è una domanda mal posta, perché l'Europa siamo noi, oltre l'80% delle decisioni legislative degli Stati Nazionali sono ormai di derivazione europea. Semmai c'è da chiedersi di quale Europa stiamo parlando? Quella del Parlamento Europeo e della Commissione, che hanno un compito legislativo, oppure la cosiddetta Europa intergovernativa dei capi di governo che portano avanti, attraverso le riunioni periodiche del Consiglio Europeo, i propri interessi nazionali? Ecco che gli autori ci presentano questa Europa dal duplice volto, madre e matrigna, l'una che si ispira al modello federalista degli Stati Uniti d'Europa, l'altra che si esprime attraverso il vecchio modello novecentesco e sovranista degli Stati Nazione. Ecco che Roberto Benigni si definisce a tal riguardo un Europeista integralista, non ha dubbi da che parte stare, quale modello di Europa desiderare e promuovere: quello sognato dai padri fondatori Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni che, al confino su una piccola isola del Mediterraneo, Ventotene, hanno saputo immaginare negli anni '40 un orizzonte che andasse oltre la distruzione della guerra, un progetto di Manifesto per un'Europa Libera e Unita, dai più conosciuto come Manifesto di Ventotene.
Ecco che, sulla scorta del modello federale americano, le Istituzioni Europee ci vengono presentate come il più grande esperimento democratico al mondo, in cui i paesi dell'Unione hanno ceduto gradualmente i loro poteri per creare un governo sovranazionale ad essi sovraordinato, in modo volontario, per scelta politica, a partire da un momento storico, il secondo dopoguerra, in cui c'era tutto da ricostruire.
Il libro ha il pregio di essere articolato in agili capitoli che affrontano singoli momenti della storia, con tanto di aneddoti e di dettagli storici che danno al ritmo del racconto lo spessore di un romanzo, di una fiaba moderna. Eppure è realtà. Eppure è storia vissuta. Così si passano in rassegna le varie tappe dell'avventura del Manifesto di Ventotene, della nascita della Comunità del carbone e dell'acciaio, dell'Unione Monetaria, dell'arrivo dell'Euro, del Trattato di Schengen e del programma faro della Commissione Europea, il Programma Erasmus, dedicato inizialmente alla mobilità internazionale per finalità di studio universitario, oggi aperto a tutti senza più limiti di età e di categoria di appartenenza. Ormai si può parlare di una generazione antropologicamente europea, la Generazione Erasmus, che è capace di riconoscere nello straniero e nel diverso, il fratello, il tuo prossimo. E' un'Europa di pace quella proclamata e auspicata dagli autori, un'Europa dei popoli in cui non domina la paura dell'altro, da cui nasce invece il germe di ogni nazionalismo, ma l'Europa in cui siamo Uniti nella diversità, siamo uniti nell'Inno alla Gioia di Beethoven. Ci voleva un attore di questo spessore per richiamare la politica di oggi al suo più alto dovere, quello di lavorare per la solidarietà, per il progresso e per il bene dei propri cittadini, di essere motore di speranza per il mondo. Ci voleva un editore illuminato come Einaudi che a suo tempo contribuì anche lui alla diffusione del pensiero federalista dialogando con gli esuli politici invisi al regime fascista al confino. Ci voleva proprio un libro come questo, a cui auguriamo lunga vita, per infondere un nuovo impulso al pensiero Europeista, a un'Europa bella addormentata, o forse semplicemente sorda. Se però pensiamo che anche Beethoven quando compose l'Inno alla Gioia era sordo, ecco che ci appare chiaro che il canto è già presente, la musica è già qui, si tratta solo di trovare la capacità di ascoltarla. Siamo in tanti a lavorare per un'Europa Unita, come un'orchestra, molti di più di quanto possa apparire in superficie, si tratta solo di far sentire la propria voce. Un sentito ringraziamento a Roberto Benigni, Michele Ballerin e Stefano Andreoli per aver incarnato così bene il pensiero europeista e federalista inespresso e forse finora inconsapevole di molti di noi.
Giusy Rossi, Ambasciatrice Erasmus
per @europolitiche.it *
* questo contributo non è un articolo giornalistico ma una recensione




