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Transizione ecologica ed Europa dei territori. Dialogo con Rossella Muroni

07-09-2022 09:27

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Transizione ecologica ed Europa dei territori. Dialogo con Rossella Muroni

Alessandro Mauriello intervista la Vicepresidente della Commissione ambiente, territorio e lavori pubblici della Camera dei Deputati

Dopo la pandemia e la conseguente crisi sanitaria ed economica globale, vi sono stati nel dibattito pubblico molteplici voci di dissonanza sul paradigma economico classico, vigente nelle maggiori istituzioni sovranazionali.
Ove acquisisce sempre più centralità il tema della sostenibilità, gli
obiettivi Agenda 2030, e il tema dell’Europa ne parliamo nello spazio
Europolitiche con Rossella Muroni, già presidente di Legambiente,
sociologa ed esperta in politiche ambientali, attualmente vicepresidente
presso la Camera dei Deputati della Commissione Ambiente, membro del Forum Disuguaglianze e Diversità.
Gentile On. Iniziamo dal tema Europa, a suo avviso a che punto siamo?
In questa fase da lei descritta, dai grandi elementi instabilità geopolitica
possiamo dire che L’Europa ce la dobbiamo tenere stretta, sia in termini
istituzionali sia in termini sistemici di solidarietà tra paesi membri, con il
nostro ruolo di paese fondatore, di cui a volte non ricordiamo
l’importanza.
Secondo elemento da evidenziare sul processo di costruzione europeo è quello che una visione autarchica dell’Europa è un approccio
anacronistico, e che va perseguito un processo di cooperazione tra stati
per rigenerare l’identità politica europea, superare i deficit proceduali e
decisionali sui vari temi che sono in cima all’Agenda delle istituzioni
europee come Energia, Salute pubblica, Welfare, Lavoro e crescita
sostenibile .

Come ampiamente dimostrato dalla collaborazione /coordinamento
straordinari tra i paesi, dovuti alla crisi sanitaria e scaturito con Next
Generation Ue.
Il nostro Continente deve puntare sulla Transizione ecologica,
sull’innovazione, sulla tecnologia, e sullo sviluppo sostenibile per
recuperare un ruolo di leader internazionale, anche dal punto di vista
economico.
Sta qui l’innovazione politica, lo sviluppo sostenibile è anche sviluppo
economico, creando filiere globali e catene del valore che puntano alla
green economy.
 

Onorevole, perché siamo indietro nel nostro paese in termini di
consapevolezza politica ambientale?

Scontiamo su questi temi un ritardo culturale nel dibattito pubblico
odierno, anche se dobbiamo dire che molteplici soggetti della società
civile e corpi intermedi stanno lavorando per superare questo gap.
Guardiamo per esempio alla Cgil e la sua posizione sul nuovo modello di sviluppo, sempre in Cgil guardiamo alla Fillea nazionale che rappresenta i lavoratori edili e il grande lavoro sulla legalità, sulla Rigenerazione urbana non solo come investimento strutturale ma come investimento sociale di rigenerazione delle comunità e del welfare.
In questi anni la Fillea ha fondato, insieme allo Spi Cgil nazionale una
Associazione chiamata “Nuove Rigenerazioni” che ha come presidente
Gaetano Sateriale, che studia e fa proposte su questi temi e sugli obiettivi Agenda 2030.
Dobbiamo connettere e mettere a sistema le buone pratiche dei soggetti della partecipazione civica, dei corpi intermedi, l’innovazione in termini di catene del valore del nostro sistema industriale.
Esprimendo un Ambientalismo del come:

• come arrivare alla conversione ecologica
• come costruire un Piano industriale per il paese che riconnetta
Lavoro, Ambiente e Sostenibilità.
Le lotte alle disuguaglianze e alle marginalità delle periferie del mondo,
come ci insegna Papa Francesco si collegano alla questione ambientale.
Essi per me sono temi chiave, che fanno riavvicinare le persone alla buona politica, e al bisogno di essa.
Non lo dico a caso, ma in questa fase politica abbiamo estremo bisogno sui territori, di amministratori pubblici e dirigenti politici che accettino la sfida della complessità di oggi.
Come ho fatto in questi anni nel mio percorso, e come sto continuando a fare in molti territori per esempio della mia città.


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