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Le istituzioni europee: la lectio di Giuliano Amato per la Fondazione Giorgio Napolitano

21-04-2026 12:39

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Le istituzioni europee: la lectio di Giuliano Amato per la Fondazione Giorgio Napolitano

Sono tre le lezioni repubblicane dell'ente istituito per iniziativa dei familiari, degli affetti più cari e dei più autorevoli custodi del riformismo italiano

EU/ITA  - Sostenuta da una fitta rete di sinergie con i più importanti istituti storici e accademici nazionali (tra cui la Fondazione Gramsci e l'Istituto Italiano per gli Studi Storici), la Fondazione dedicata alla memoria del compianto Presidente Giorgio Napolitano, scomparso nel settembre del 2023, istituita a Roma per iniziativa dei familiari, e presieduta da Walter Veltroni, ha individuato nelle “Lezioni Repubblicane” lo strumento ideale per connettere la memoria dei grandi nodi storici del Novecento con le categorie interpretative necessarie a decifrare la complessità del XXI secolo. È in questa precisa cornice programmatica che si inserisce l'alto magistero della lezione inaugurale affidata il 20 aprile a Giuliano Amato.

Amato – già Presidente del Consiglio dei Ministri, Presidente della Corte Costituzionale e professore emerito di Diritto pubblico comparato – ha tracciato una densa parabola storico-giuridica dal titolo “Le istituzioni europee”.

L’incontro non è stato una semplice esegesi codicistica delle architetture di Bruxelles, bensì una profonda riflessione sulla genealogia del pensiero europeista e sulle attuali faglie geopolitiche, incarnando appieno la linea scientifica della Fondazione.

 

La svolta transatlantica ed europea del PCI: il "filo rosso" di Napolitano

L’incipit della prolusione di Amato si è mosso sul terreno della memoria biografica e politica, ricostruendo il ruolo pionieristico e controcorrente svolto da Giorgio Napolitano tra gli anni Settanta e Ottanta. In un panorama a lungo dominato dalle rigidità ideologiche della Guerra Fredda, Napolitano fu l'architetto diplomatico che guidò il Partito Comunista Italiano verso un progressivo, e poi irreversibile, approdo alle ragioni dell’integrazione comunitaria e del riformismo atlantico.

Amato ha evidenziato come quel "filo personale" non fosse un espediente tattico, ma il frutto di una precoce intuizione: la consapevolezza che la sovranità nazionale, da sola, non avrebbe potuto garantire né lo sviluppo economico né la tenuta democratica di fronte alle sfide globali emergenti.

 

Dal cosmopolitismo illuminista ai Trattati di Roma: la genealogia di un’idea

Il cuore della lezione ha assunto un respiro squisitamente accademico, allargando lo sguardo alle radici filosofiche e storiografiche dell'idealità europea. Amato ha orchestrato un raffinato viaggio intellettuale che ha teso un filo conduttore tra:

Il cosmopolitismo filosofico di Immanuel Kant e il costituzionalismo sovranazionale.

L’unitarismo democratico e transnazionale di Giuseppe Mazzini.

Il rigore storiografico di Federico Chabod, che proprio nell’idea di Europa rintracciava l'identità culturale profonda del Continente.

Le prime, pionieristiche ipotesi federaliste del primo Novecento, dalle suggestioni di Richard von Coudenhove-Kalergi alle lucide analisi economiche e istituzionali di Luigi Einaudi.

Da questo retroterra teorico, il relatore ha analizzato la pragmatica transizione verso le istituzioni storiche: la nascita della CECA, il traumatico fallimento della Comunità Europea di Difesa (CED) nel 1953 – ferita che arrestò bruscamente l'integrazione politica – e il successivo, vincente ripiegamento sul terreno economico con i Trattati di Roma e la creazione del Mercato Comune.

 

La metamorfosi assiologica: la Corte di Giustizia e l’Europa dei Diritti

Uno dei passaggi più stimolanti dell'intervento di Amato ha riguardato la "costituzionalizzazione" silenziosa dell'Unione. Il diritto europeo non è rimasto un mero aggregato di regole mercantili; al contrario, attraverso la giurisprudenza illuminata della Corte di Giustizia, si è assistito all'emergere progressivo di una vera e propria sostanza valoriale. I diritti fondamentali dei cittadini, la solidarietà interstatale e lo Stato di diritto sono così divenuti il nucleo assiologico inscindibile della cittadinanza europea, sovrapponendosi e integrando le singole carte costituzionali nazionali.

 

Le sfide del XXI secolo: policrisi e difesa comune

Nell'ultima parte della lezione, il saggio rigore dello storico ha ceduto il passo alla lucidità del costituzionalista prestato alla lettura del tempo presente. Amato ha mappato l'orizzonte delle odierne "policrisi", configurazioni sistemiche che mettono a dura prova la resilienza di Bruxelles:

Le derive centrifughe dei populismi e il trauma della Brexit.

La governance emergenziale sperimentata durante la pandemia e le transizioni epocali legate al cambiamento climatico.

La gestione strutturale, e non più emergenziale, dei flussi migratori.

Il focus finale si è inevitabilmente concentrato sul ritorno della guerra ai confini continentali. Di fronte al mutato scenario geopolitico, Amato ha rilanciato con forza l'urgenza di completare quel percorso interrotto nel 1953: l'edificazione di una vera difesa comune e di una politica estera unitaria. Solo superando l'asimmetria tra un'integrazione economica avanzata e un'integrazione politica ancora frammentata, l'Europa potrà smettere di essere un attore passivo dello scacchiere globale e riscoprirsi, per dirla con l'ispirazione originaria di Giorgio Napolitano, un'autentica e avvincente "patria comune".

 

inviati associati @europolitiche.it*

*This text is a think tank note and is not a journalistic article - Questo testo è una nota del think tank e non è un articolo giornalistico


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