EU/ITA - Oltre il bivio: Il piano di Mario Draghi per un'Europa sovrana e competitiva
Il 16 giugno 2026, il dibattito pubblico europeo ha ricevuto un contributo fondamentale di pensiero e di politica con la pubblicazione del nuovo saggio di Mario Draghi, Competere o sparire. Per un nuovo paesaggio europeo (Rizzoli). Scritto dall'ex Presidente della Banca Centrale Europea e già Presidente del Consiglio italiano, il volume va ben oltre la teoria economica standard. Esso funge da continuazione logica e tabella di marcia operativa dello storico rapporto sulla competitività presentato da Draghi nel 2024, traducendo un profondo rigore diagnostico in un appello diretto alla trasformazione strutturale in tutta l'Unione.
Un panorama geoeconomico in mutamento
Draghi spoglia l'ottimismo retorico per presentare una diagnosi sobria e geometrica della difficile situazione attuale dell'Europa. Il continente si ritrova stretto all'interno di una matrice globale radicalmente alterata, intrappolato tra il capitalismo di Stato aggressivo e la spinta tecnologica della Cina e l'assertivo nazionalismo industriale degli Stati Uniti. Al centro del saggio si trova un assioma macroeconomico fondamentale: la crescita della produttività non è una preferenza politica opzionale, ma la precondizione esistenziale necessaria per sostenere il modello sociale europeo e i suoi elevati standard di welfare. Senza un cambiamento di rotta immediato e sistemico, l'Europa rischia un lento e gestito scivolamento verso l'irrilevanza globale.
Il divario di innovazione e il dilemma energetico
La potenza euristica del libro deriva dalla sua anatomia delle patologie strutturali interconnesse del continente. In primo luogo, Draghi individua la principale vulnerabilità dell'Europa: la "trappola della tecnologia intermedia". Sebbene le infrastrutture di ricerca europee e la manifattura tradizionale rimangano di livello mondiale, l'Unione soffre di un grave fallimento sistemico nel commercializzare e scalare le innovazioni radicali, in particolare nell'Intelligenza Artificiale e nei semiconduttori avanzati. In secondo luogo, il saggio affronta la crisi energetica liberandosi da dogmi ideologici. Draghi dimostra che la transizione verde, se implementata senza meccanismi mirati per disaccoppiare i prezzi dell'energia e sovvenzionare le industrie ad alto consumo energetico durante la fase di transizione, rischia di accelerare la delocalizzazione industriale piuttosto che garantire la sostenibilità.
Sbloccare il capitale e l'Unione del Risparmio e degli Investimenti
Sul fronte finanziario, Draghi rivisita un'anomalia strutturale di lunga data: l'Europa genera vasti bacini di risparmio privato che, ostacolati da mercati bancari e dei capitali frammentati, fuoriescono regolarmente all'estero anziché alimentare gli investimenti produttivi interni. Da questa prospettiva, completare una vera Unione del Risparmio e degli Investimenti non è trattato come un esercizio contabile tecnico, ma come l'indispensabile spina dorsale politica richiesta per finanziare sia la transizione digitale che quella verde.
Il welfare attraverso la competitività
Una caratteristica metodologica sorprendente del libro è la deliberata assenza di capitoli tradizionali dedicati alla spesa sociale o alle politiche redistributive. Non si tratta di una svista editoriale, ma di una coerente continuazione della filosofia di fondo di Draghi: la difesa del modello sociale europeo non può affidarsi alla conservazione statica di sussidi nazionali frammentati o di sistemi di welfare scollegati dalla vitalità economica. Al contrario, posti di lavoro di alta qualità e coesione sociale sono inquadrati come i risultati derivati dalla potenza industriale e dalla capacità economica a livello continentale. In un mercato globale spietato, un welfare sostenibile non può esistere senza competitività industriale e autonomia strategica.
Coraggio istituzionale e fine dei veti intergovernativi
Forse la dimensione più dirompente del testo riguarda la governance e il design istituzionale. Draghi smantella l'illusione che l'Europa possa affrontare shock geopolitici sistemici affidandosi a processi decisionale ancorati all'unanimità e ai veti incrociati intergovernativi. Di fronte a concorrenti globali capaci di un'esecuzione rapida, Bruxelles non può permettersi cicli legislativi che durano anni. Ciò richiede un profondo salto politico: abbracciare meccanismi di coordinamento centralizzati, impegnarsi nell'emissione strutturale di beni pubblici europei — con una forte attenzione alla difesa comune e alla sicurezza industriale — e riformare coraggiosamente le regole fiscali per riflettere il legame intrinseco tra spesa pubblica aggregata e stabilità continentale.
Una bussola avvincente per il futuro
Competere o sparire si afferma come un manuale da non lasciare negli scaffali per i responsabili politici europei, gli economisti e i cittadini. La sua potenza analitica poggia non su un utopismo astratto, ma su un confronto senza sconti con la realtà. Ritroviamo, ad un più alto grado di ricerca di dialogo con i concittadini europei, una versione aggiornata della messe di consigli del Draghi estensore del celebre Rapporto del 2024. E, intanto, a due anni dalla vasta eco del suo Rapporto, Draghi ora avverte saggiamente, o, volendo, ribadisce, che la prosperità passata dell'Unione europea non offre le stesse garanzie di continuità futura che pure si percepiva nell'Europa di qualche lustro addietro, ancora non investita a pieno dalla forza compettiva della Cina e dalla possente fuga in avanti tecnologica degli Stati Uniti. Favorendo il pragmatismo, il rigore analitico e il primato della decisione politica, Draghi fornisce un contributo di cui tener conto, si concordi o meno con le sue indicazioni, per navigare nella prossima era dell'integrazione europea.



