EU/ENG - The Florence Report 2026, titled "Reconfiguring Europe in a Fractured Global Economy" and presented in April 2026, serves as the flagship initiative of the EMU Lab (Economic and Monetary Union Laboratory), a multidisciplinary research center operating under the aegis of the Robert Schuman Centre for Advanced Studies at the European University Institute (EUI). The project is the result of a strategic synergy between the Tommaso Padoa-Schioppa Chair and the Pierre Werner Chair, both of which lead the lab in its mission to redefine the Economic and Monetary Union in the face of emerging global challenges.
The Report was coordinated by:
Marco Buti, holder of the Tommaso Padoa-Schioppa Chair at the EUI and former Director-General at the European Commission, a central figure in bridging institutional experience with academic research;
Giancarlo Corsetti, holder of the Pierre Werner Chair at the EUI and an internationally renowned economist specializing in macroeconomic dynamics and monetary policy;
Anna Peychev, Research Fellow at the Robert Schuman Centre and an expert in the institutional and legal frameworks of the Economic and Monetary Union.
At the heart of the document lies the realization that the model of prosperity that has sustained Europe for decades—built upon open markets, low-cost energy dependencies, and the delegation of global security to the United States—is no longer viable in a deeply fractured global order.
The analysis presented by Buti, Corsetti, and Peychev stems from this premise, advocating for an urgent transition for Europe: moving from a passive "civilian power" to a more assertive actor, capable of integrating economic policy with the realities of global security. In an era where economic interdependence is increasingly leveraged as a geopolitical tool, the European Union must protect its critical technologies and strategic sectors. This requires avoiding self-defeating protectionism in favor of a more selective and informed approach to multilateralism.
A pivotal section of the report addresses the stagnation of productivity, which the authors identify as the primary threat to the sustainability of the European social contract. To finance the monumental challenges of our time—from the green transition and common defense to the governance of Artificial Intelligence—relying on fragmented national budgets is no longer sufficient. The report strongly advocates for the creation of a genuine "Savings and Investment Union," capable of channeling private capital toward projects of European scale. In this context, the issuance of common debt is presented not as a temporary crisis measure, but as a permanent structural instrument essential for ensuring the Union’s stability and competitiveness.
Technological innovation also occupies a central role in the analysis: the authors warn that Europe risks being relegated to a mere external regulator of progress driven by others. Consequently, the report proposes the stimulation of a European innovation ecosystem that leverages internal talent, reduces bureaucratic barriers, and fosters a true Digital Single Market capable of competing on the global stage.
The report’s conclusions map out a pragmatic path, steering clear of both idealistic utopianism and nationalist isolationism. The ultimate goal is to build a Europe that acts as a "middle power," capable of preserving a rules-based international order by forging flexible alliances with global partners who share common interests. The final political message is unequivocal: the success of this transformation depends on the ability to make the ongoing green and digital transitions socially sustainable. Without a mechanism to protect the middle classes and ensure that the benefits of growth are shared inclusively, there is a risk that social resistance could paralyze the integration process itself.
In short, the Florence Report 2026 is a call to move beyond the era of passive governance. The European Union must rediscover its identity as a political subject capable of deciding, investing, and acting in unison—transforming itself into an institutional architecture that is not merely a collection of rules, but a community of action ready to shape its own destiny in an uncertain global economy.
European Economic Unit @europolitiche.it*
*This text is a summary from our think tank and does not constitute a journalistic article.

EU/ITA - Il Florence Report 2026, intitolato "Reconfiguring Europe in a Fractured Global Economy", presentato il 21 aprile 2026, nasce come iniziativa di punta dell'EMU Lab (Economic and Monetary Union Laboratory), un centro di ricerca multidisciplinare che opera sotto l'egida del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'Istituto Universitario Europeo. Il progetto è frutto di una sinergia strategica tra la Cattedra Tommaso Padoa-Schioppa e la Cattedra Pierre Werner, istituzioni che guidano il laboratorio nel ridefinire l'Unione Economica e Monetaria di fronte alle nuove sfide globali.
Hanno coordinato il Report: Marco Buti, già Direttore Generale presso la Commissione Europea e titolare della cattedra Tommaso Padoa-Schioppa all'EUI, figura centrale nel collegare l'esperienza istituzionale alla riflessione accademica; Giancarlo Corsetti, titolare della cattedra Pierre Werner presso l'EUI, economista di fama internazionale specializzato nelle dinamiche macroeconomiche e di politica monetaria; Anna Peychev, Research Fellow presso il Robert Schuman Centre, esperta nelle dinamiche istituzionali e giuridiche dell'Unione Economica e Monetaria.
Il fulcro del documento è la consapevolezza che il modello di prosperità che ha sostenuto l'Europa negli ultimi decenni — basato su mercati aperti, dipendenze energetiche a basso costo e la delega della sicurezza globale agli Stati Uniti — non è più praticabile nel contesto di un ordine mondiale ormai profondamente fratturato.
L’analisi proposta da Buti, Corsetti e Peychev parte proprio da qui, sostenendo la necessità urgente per l'Europa di passare da una posizione di "potenza civile" passiva a una più assertiva, capace di integrare la propria politica economica con le nuove realtà della sicurezza globale. In un mondo in cui l'interdipendenza economica viene sempre più utilizzata come leva geopolitica, l'Unione Europea deve proteggere le proprie tecnologie critiche e i settori strategici senza cedere a un protezionismo che finirebbe per isolarla, puntando invece su un multilateralismo più selettivo e consapevole.
Un passaggio cruciale del rapporto riguarda il superamento della stagnazione della produttività, che gli autori individuano come la vera minaccia per la tenuta del contratto sociale europeo. Per finanziare le grandi sfide del nostro tempo — dalla transizione ecologica alla difesa comune, fino alla gestione dell'Intelligenza Artificiale — non è più sufficiente affidarsi a bilanci nazionali frammentati. Il rapporto spinge con forza per la creazione di una vera "Unione del Risparmio e degli Investimenti", capace di canalizzare le risorse private verso progetti di scala europea. In questo senso, l'emissione di debito comune viene presentata non più come una soluzione d'emergenza, ma come uno strumento strutturale indispensabile per garantire la stabilità e la competitività dell'Unione.
Anche il tema dell'innovazione tecnologica occupa uno spazio centrale: il rischio, avvertono i curatori, è che l'Europa si riduca a mero regolatore esterno del progresso altrui. La proposta è dunque quella di stimolare un ecosistema che sappia valorizzare il talento europeo, abbattendo le barriere burocratiche e creando un mercato digitale unico che sia finalmente in grado di competere su scala globale.
Le conclusioni del rapporto tracciano una rotta pragmatica, che rifugge sia dall'idealismo utopistico che dalla chiusura nazionalista. L'obiettivo ultimo è la costruzione di un'Europa che agisca come "potenza media" capace di preservare il sistema di regole internazionali, tessendo alleanze flessibili con partner globali che condividano interessi comuni. Il messaggio politico finale è chiaro: il successo di questa trasformazione dipende dalla capacità di rendere le transizioni in atto — quella verde e quella digitale — socialmente sostenibili. Senza un meccanismo che tuteli le classi medie e che distribuisca i benefici della crescita in modo inclusivo, il rischio è che le resistenze sociali finiscano per paralizzare l'integrazione stessa.
In definitiva, il Florence Report 2026 è un invito a superare l'era della gestione passiva. L'Unione Europea deve riscoprirsi come un soggetto politico capace di decidere, investire e agire unitariamente, trasformandosi in un'architettura istituzionale che non sia solo un insieme di regole, ma una comunità d'azione pronta a guidare il proprio destino in un'economia globale incerta.
European Economic Unit @europolitiche.it*
*This text is a summary from our think tank and does not constitute a journalistic article. - Il presente testo è una sintesi di approfondimento del nostro think tank e non costituisce un articolo giornalistico.




