EU/ENG - The critique and study of disaffection from political engagement have long animated a socio-political debate of great interest. Intellectual discourse is lively engaged in identifying remedies and levers for the renewal of political offerings, increasingly focusing on geographical spaces, territorial relations, and interacting social dynamics.
In a recent text by Andrés Rodríguez-Pose, Professor of Economic Geography at the LSE, entitled La vendetta dei luoghi che non contano (published by Donzelli), the inequalities between major cities and marginalized territories are analyzed. The author highlights how, in this context, not only is economic poverty produced, but also a severe erosion of civic spirit, calling into question representative democracy as we know it, and triggering electoral dynamics leaning toward non-voting and electoral abstentionism.
Beyond this, research on Italy reveals that anti-system voting does not stem solely from marginalized and rural areas competing with large cities, but also from the spaces in between. These areas are characterized by a weakened middle class, a systemic globalization that breeds resentment, and a lack of prospects regarding existing grand narratives. Politics and its universe are struck by an increasingly profound abstentionism, with alarming data on turnout and participation; Italians who vote have become a minority.
Another significant collective essay analyzing this phenomenon in Italy is Schede Bianche by Roberto Biorcio, Luciano Mario Fasano, and Paolo Natale, with a preface by Ilvio Diamanti. Contravening the explanations that link non-voting strictly to marginality, the authors show how such an explanation is inadequate for the broader picture, demonstrating instead that political disengagement is at risk of becoming a defining trait of the middle class and its social projection. Apathy and a lack of confidence in the parties' ability to impact a social reality increasingly conditioned by technological and economic development are widespread. Can political parties, with their evocative and meaningful appeal, construct the symbolic and active benchmarks of an incomplete democracy? A well-established socio-political literature highlights that, through new and credible tools, intelligently updated political offerings, and open yet clear proposals, parties can certainly evolve—even in the second and third decades of the twenty-first century—toward a renewed role as promoters of democratic mobilization. Specifically, it is vital to prevent the loss of political capital by local party organs from continuing to generate widespread distrust in the relationship with the voter.
However, non-voting is not merely an Italian phenomenon with regional and political peculiarities; it affects democracies and EU countries such as Germany and France as well. With one major differential: in those countries, whenever the political stakes are high, there is a structural mobilization that moves the electorate. In Italy, by contrast, despite the same context, the marginality of politics prevails, alongside a failure to make civic investments in participating in democratic decision-making processes. But what political innovation in the founding countries of the European integration project will bridge the misalignment between social capital and participatory politics?
The space for an answer is not univocal, and a vast body of literature helps illuminate contexts, critical issues, and developments. In this framework, the arena of European Union construction—with governance that plans the excellent elaboration of the Ventotene Manifesto between center and periphery—remains one of the unexplored resources of an idealism that must transform itself into a community.
Important roles in these dynamics are played by the European scale of the media agenda and the attractiveness of high-caliber transnational knowledge, customs, and practices, which Jürgen Habermas suggests are the prerequisite and premise of intra-European relations, whether human, macrosocial, or metapolitical.
These are just a few of the many stimuli that can rouse active citizenship energies, thanks to pragmatic reminders of the historical necessity of European integration and the rich mines of ideal motivations and a sense of belonging from which, first and foremost, the younger generations can draw.
Alessandro Mauriello* per europolitiche.it **
*Sociologist at the Bruno Buozzi Foundation in Rome **This contribution is not a journalistic article but an analytical brief

EU/ITA - La denuncia e lo studio della disaffezione all'impegno politico animano da tempo un dibattito socio-politologico di grande interesse. Il confronto intellettuale è vivacemente rivolto all'individuazione dei rimedi e alle leve di rinnovamento dell'offerta politica si occupa, sempre più frequentemente, di spazi geografici, relazioni territoriali e delle dinamiche sociali interagenti.
In un recente testo di André Rodriguez Pose, docente in Geografia economica presso la LSE dal titolo " La Vendetta dei luoghi che non contano" edizioni Donzelli, si analizzano le disuguaglianze tra le grandi città e i territori marginali e si sottolinea come, in tale contesto, non solo si produce povertà economica, ma una forte erosione dello spirito civico, con la messa in discussione della democrazia rappresentativa, come la conosciamo, causando processi di dinamiche elettorali tese al non voto e all' astensionismo elettorale.
Oltre ciò emerge in una ricerca sull'Italia che il voto anti-sistema non arriva solo dalle aree marginali e rurali, in competizione urbana con le grandi città, ma nei luoghi che sono in mezzo tra le due. Caratterizzate dal ceto medio indebolito, dalla globalizzazione sistemica che provoca risentimento, e mancanze di prospettiva verso le grandi narrazioni esistenti. La politica e il suo universo sono investiti, da un astensionismo sempre più profondo, con dati allarmanti su affluenza e partecipazione, gli italiani che votano sono minoranza.
Un altro importante saggio collettivo che analizza tale fenomeno in Italia è "Schede Bianche" di Roberto Biorcio, Luciano Mario Fasano e Paolo Natale , prefetto da Ilvio Diamanti. Contravvenendo alle analisi del non voto con le marginalità, tale spiegazione è inadeguata rispetto al quadro generale, nel quale i tre analisti mostrano come il disimpegno politico stia rischiando di diventare un connotato specifico del Ceto medio e della sua proiezione sociale. Si riscontrano apatia e fiducia nella capacità dei partiti di incidere sulla realtà sociale, sempre più condizionata dallo sviluppo tecnologico e economico. Possono i partiti, con il loro richiamo evocativo e di senso, costruire i riferimenti simbolici e attivi della democrazia incompiuta? Una consolidata letteratura socio-politologica evidenzia che, con nuovi e credibili strumenti, offerta politica intelligentemente aggiornata e proposte aperte ma chiare, i partiti possono sicuramente evolvere, anche nel secondo e terzo decennio del ventunesimo secolo, verso un rinnovato ruolo di promotori della mobilitazione democratica. Nello specifico, è importante evitare che la perdita di capitale politico degli organi territoriali dei partiti continui a generare diffusa sfiducia nel rapporto con l’elettore.
Ma il non voto non è un fenomeno solo italiano con peculiarità regionali e di appartenenza politica, ma inerisce democrazie e paesi UE come Germania, Francia. Con una importante differenziale, in questi paesi vi è sempre se la posta in gioco è alta dal punto di vista politico, una mobilitazione strutturale che muove l'elettorato. In Italia invece con lo stesso contesto prevale la marginalità della politica, con un mancato investimento civico di partecipazione al processo democratico decisionale. Ma quale innovazione politica nei Paesi fondatori del progetto d'integrazione europea, potrà far superare il disallineamento tra Capitale sociale e Politica partecipata?
Lo spazio di risposta non è univoco e una sterminata letteratura aiuta a comprendere contesti, criticità e sviluppi. In questo quadro, lo spazio di costruzione dell'Unione Europea, con una governance che progetti tra centro e periferia l'eccellente elaborazione del Manifesto di Ventotene, è una delle risorse inesplorate di un'idealità che deve farsi comunità.
Ruoli importanti giocano in queste dinamiche, la scala europea dell'agenda mediatica e l'attrattività di saperi, costumi e pratiche ad alta caratura di transnazionalità, prerogativa e premessa delle relazioni intra-europee sia umane che macrosociali o metapolitiche, come suggerisce Habermas.
Sono solo alcuni tra i tanti stimoli che possono smuovere energie di cittadinanza attiva grazie ai richiami pragmatici alla necessità storica dell'integrazione europea e alle miniere di motivazioni ideali e sensi di appartenenza a cui, in primis le giovani generazioni, possono attingere.
Alessandro Mauriello* per europolitiche.it **
*Sociologo presso la Fondazione Bruno Buozzi di Roma **Questo contributo non è un articolo giornalistico ma un brief analitico




