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I Ventisette concordano una riforma del mercato europeo dell'elettricità

18-10-2023 07:07

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I Ventisette concordano una riforma del mercato europeo dell'elettricità

Il 17 ottobre i ministri Ue dell'Energia hanno approvato un testo che limita l'impatto di eventuali impennate dei prezzi di elettricità e gas

Dopo mesi di difficili negoziati, i ministri europei dell'Energia hanno approvato martedì 17 ottobre un testo che mira in particolare a limitare l'impatto della volatilità del mercato elettrico sui consumatori.

 

L'accordo

I Ventisette hanno trovato martedì un compromesso su una riforma del mercato europeo dell'elettricità subordinato al rispetto delle norme UE sugli aiuti di Stato. Questo accordo concluso dai ministri dell'Energia riuniti a Lussemburgo, e che sarà ora negoziato con gli eurodeputati, conclude mesi di trattative tra i principali Paesi dell'Unione.

Dopo l'impennata dei prezzi dell'elettricità lo scorso anno, la riforma intende ridurre le bollette di famiglie e imprese grazie a contratti a lungo termine per attenuare l'impatto della volatilità dei prezzi del gas. Il testo approvato intende inoltre offrire maggiore prevedibilità agli investitori rendendo obbligatorio l’uso dei “contratti per differenza” (CFD) per qualsiasi sostegno pubblico agli investimenti in nuovi impianti di produzione di energia elettrica a zero emissioni di carbonio (rinnovabili o nucleari).

In questo meccanismo di prezzo garantito dallo Stato, se il prezzo del mercato all’ingrosso è superiore al prezzo stabilito, il produttore di energia elettrica deve pagare i ricavi aggiuntivi guadagnati allo Stato, che può ridistribuirli ai consumatori e agli industriali. Se il prezzo è inferiore, lo Stato paga un risarcimento.

Si tratta di un progresso significativo considerando che risaliva a marzo del 2023 l'ultima ipotesi in campo di riforma Ue del mercato elettrico per frenare l'impennata dei prezzi.

Parigi e Berlino avevano da tempo aperto un confronto sulle condizioni necessarie per utilizzare questi CFD anche per nuovi investimenti in centrali nucleari esistenti, destinati a prolungarne la durata di vita o ad aumentarne le capacità. La Germania, uscita dal nucleare, ha insistito sulla concorrenza, che considera sleale, dell'elettricità francese, resa più competitiva grazie al massiccio sostegno pubblico. Al contrario, il tema è cruciale per la Francia, desiderosa di finanziare la riparazione della sua flotta nucleare ormai obsoleta e di mantenere prezzi bassi, una risorsa importante per i suoi produttori.

Infine, gli Stati “hanno adottato una posizione equilibrata (…) gli Stati che sostengono gli investimenti che allungano la vita (delle centrali esistenti), l’uso dei CFD sarà un’opzione possibile, ma non sarà obbligatoria”, ha sintetizzato il commissario europeo per l’Energia Kadri Simson al termine dell'incontro. Ma se faranno questa scelta, “dovranno sottomettersi alle regole europee sugli aiuti di Stato e la Commissione garantirà che tali strumenti siano adeguatamente concepiti e non diano luogo a distorsioni indesiderate della concorrenza e a un’interruzione delle giuste condizioni di concorrenza nel mercato”. mercato interno”, ha avvertito.

 

Esenzioni sulla CO2 fino alla fine del 2028
Il testo propone misure per rafforzare la tutela dei consumatori e prevede, in caso di una nuova impennata duratura dei prezzi, l'innesco di una situazione di crisi a livello europeo consentendo agli Stati di adottare misure come la protezione dei prezzi per le imprese più vulnerabili e le piccole imprese.

Un altro tema è stato discusso: i “meccanismi di capacità” che consentono agli Stati di remunerare la capacità inutilizzata delle centrali elettriche per garantirne la continuazione dell’attività ed evitare future carenze di elettricità. Diversi paesi volevano essere esentati dai vincoli ecologici previsti, in particolare la Polonia, che desiderava applicare questo strumento alle proprie centrali elettriche a carbone. Infine, gli Stati hanno introdotto un’esenzione dai requisiti esistenti relativi ai limiti di emissione di CO2 ma a condizioni rigorose e solo fino alla fine del 2028.

 

desk @europolitiche.it


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