EU/ENG - The Group of Twenty (G20) Summit remains the annual barometer of global geopolitics. In 2023, the eighteenth edition of the forum, held on September 9th and 10th in New Delhi under the Indian presidency, registered profound structural shifts in the international architecture.
The proceedings were preceded by the BRICS summit in Johannesburg, an event defined by a push toward an unprecedented "multi-alignment," amplified by the expansion of its membership and ambitions openly alternative to the transatlantic bloc. Faced with this reconfiguration, Western powers—led by the United States—scrambled to forge a strategic convergence with the Global South. This maneuver found a critical linchpin in Narendra Modi’s India, a nation historically determined to counter China’s hegemonic expansionism in the Indo-Pacific region. It was within this context that the African Union was formally admitted as a permanent member of the G20—a historic breakthrough that New Delhi successfully leveraged as the crowning achievement of its presidency.
On the politico-military front regarding the war in Ukraine, US and European diplomats managed to broker a complex consensus with partners from India, Brazil, and South Africa, averting a last-minute collapse of the joint communique. The multilateral compromise resulted in a final declaration that, while omitting any explicit condemnation of the Russian Federation, reaffirmed the protection of states' territorial integrity against aggression. President Biden’s strategy to diplomatically isolate the summit's two glaring absentees—Vladimir Putin and Xi Jinping—proved highly effective during the two-day summit on September 9th and 10th.
Yet, friction flared over the ecological transition. French President Emmanuel Macron criticized the climate conclusions as "insufficient." Paris called for an accelerated global phase-out of coal, clashing directly with the long-standing resistance to radical decarbonization from New Delhi and Beijing, both deeply protective of their industrial growth.
Meanwhile, the sidelines of the summit buzzed with intense bilateral diplomacy. European leaders arrived in India seeking to preserve trade ties with Beijing, even as the European Commission—prodded by France—launched an anti-subsidy probe into Chinese electric vehicles, alleging market distortion in the single market.
The New Delhi summit concluded with the formal handover of the rotating presidency to Brazil, which inherits the gavel at a moment of volatile multipolar transition.
Analists Associates @Europolitiche.it*
*This text is a think tank policy note and does not constitute a journalistic article

EU-ITA - Il Summit del Gruppo dei Venti (G20) si riconferma l'annuale barometro delle relazioni geopolitiche globali. Nel 2023, la diciottesima edizione del consesso, svoltasi a Nuova Delhi il 9 e 10 di settembre, sotto la presidenza di turno dell'India, ha registrato profondi mutamenti strutturali nell'architettura delle relazioni internazionali.
I lavori sono stati preceduti dal vertice BRICS di Johannesburg, un appuntamento contraddistinto da una spinta verso un inedito "multi-allineamento", amplificato dall'ingresso di nuovi membri e da ambizioni dichiaratamente alternative all'asse transatlantico. Dinanzi a questa riconfigurazione, le potenze occidentali – guidate dagli Stati Uniti – hanno promosso una rapida convergenza strategica verso il cosiddetto Sud Globale. Tale manovra ha trovato un asse fondamentale nell'India di Narendra Modi, storicamente determinata a contrastare l'espansionismo egemonico della Cina nella regione indo-pacifica. In questo alveo si inserisce l'ammissione formale dell'Unione Africana come membro permanente del G20: una decisione di portata storica che Nuova Delhi ha capitalizzato come il principale successo diplomatico della propria presidenza.
Sotto il profilo degli equilibri politici e di sicurezza legati al conflitto in Ucraina, la diplomazia statunitense ed europea ha finalizzato un complesso negoziato con i partner di India, Brasile e Sudafrica, scongiurando il rischio di un fallimento del comunicato congiunto. Il compromesso multilaterale si è tradotto in una dichiarazione finale che, pur omettendo una condanna esplicita della Federazione Russa, riafferma la tutela dell'integrità territoriale degli Stati contro ogni forma di aggressione. La strategia dell'amministrazione Biden, volta a isolare politicamente i due grandi assenti del vertice – Vladimir Putin e Xi Jinping –, ha dimostrato in tale sede una buona scelta diplomatica.
I margini del summit sono stati animati da un'intensa attività anche sul fronte delle relazioni bilaterali. I leader europei sono giunti in India nel delicato tentativo di preservare i canali commerciali con la Cina, nonostante l'avvio, su forte impulso francese, dell'indagine anti-sovvenzioni della Commissione Europea sulle catene del valore delle vetture elettriche cinesi, accusate di distorcere la concorrenza nel mercato unico. Sul dossier della transizione ecologica si è registrata una postura di tutela degli interessi europei da parte del Presidente francese Emmanuel Macron, il quale ha definito "insufficienti" gli impegni programmatici sul clima. Parigi ha invocato un'accelerazione globale nel phase-out del carbone, scontrandosi con le storiche resistenze alla decarbonizzazione radicale opposte da Nuova Delhi e Pechino, preoccupate per la sostenibilità dei rispettivi sistemi industriali.
I lavori di Nuova Delhi si sono conclusi con il passaggio formale della presidenza di turno al Brasile, che eredita la guida del consesso in una fase di transizione multipolare.
Analisti associati @europolitiche.it*
*This text is a think tank policy note and does not constitute a journalistic article. - Questo testo è una nota di analisi del think tank e non costituisce un articolo giornalistico.




